NordicMylk per fare il latte “illegale” in casa

Perché ho scelto il Nordicmylk 
Se mi conosci, sai che in cucina non amo i compromessi. Da anni in casa ho il Chufamix e, parliamoci chiaro, funziona da Dio. Zero rimpianti. Eppure, a un certo punto, si è fatto strada quel desiderio pigro ma legittimo: “Voglio buttare dentro gli ingredienti, premere un bottone e dimenticarmene”. 
La risposta? È arrivata con il Nordicmylk. E no, non è il brand che vedi ovunque. Ecco perché l’ho scelto e come sta cambiando i miei esperimenti in cucina.
Controcorrente per indole: no al lavaggio del cervello
Dicciamo una cosa antipatica. Il fratello maggiore e super famoso del mio acquisto, il Mylky, è letteralmente ovunque. Pubblicità aggressive, recensioni infinite, influencer che lo spingono in ogni video con il solito microfono a spilletta e balletti di seguito. Ecco, a me questo marketing martellante urta il sistema nervoso. Quando qualcosa mi viene sbattuto in faccia di continuo, la mia reazione naturale è girare i tacchi e andare nella direzione opposta.
Ho scelto il Nordicmylk proprio perché è l’entry level meno urlato. Volevo una macchina, non un lavaggio del cervello. Ma volevo anche la funzione a caldo che molte macchine non hanno. Ho voluto anche evitare marchi strani, plasticoni che ce ne sono a volontà. Unica persona che usa NordicMylk è la famosa Federica Gif, che ha risposto gentilmente alle mie domande.
Identikit del Nordicmylk: piccoli numeri, grandi soddisfazioni
Nonostante sia il “novellino” del mercato, ha tutto quello che serve per farti sentire un piccolo alchimista domestico:
    • Programma a freddo (5 minuti): Avena, mandorle, anacardi. Butti dentro, premi, fatto.
    • Programma a caldo (20 minuti a 100 °C): Fondamentale per la soia “come si deve”, per cuocerla ed evitare gli anti-nutrienti (perché sì, a volte le piante ti odiano e si difendono).
    • Capacità: Da 1,2 a 1,5 litri a botta. Perfetto.
    • Hardware: Motore da 120 W e resistenza da 800 W.
    • Filtro in acciaio inox: Addio sacchetti da strizzare come se fossi una lavandaia del 1950.
    • Pulizia (quasi) automatica: La polpa resta nel cestello e non va sprecata.

L’ingegneria alimentare dei cartoni “Premium”
Ogni volta che leggo l’etichetta di un latte vegetale acquistato (sì, anche quelli delle marche fighe come Alpro o Oatly) mi viene da sorridere. È un’ode alla chimica industriale: tantissima acqua, un misero 2-10% di materia prima (il resto è aria e speranza), olio di girasole, stabilizzanti come la gomma di gellano, emulsionanti, vitamine, fosfati e aromi “naturali”. Ma chi lo vuole?
Nelle bevande vegetali del supermercato, dietro una facciata di “naturale e salutare”, si nasconde spesso una lista di ingredienti degna di un laboratorio chimico. Servono a tre cose: non far separare l’acqua dai grassi, dare una consistenza densa (visto che la percentuale di mandorla o avena è bassissima) e far durare il prodotto mesi.  Ma il sapore? Generico. Approvato dal marketing.
Ecco l’elenco degli ingredienti standard e “strani” che trovi nei cartoni industriali, divisi per funzione:
Addensanti e Stabilizzanti (per dare consistenza)
    • Gomma di Gellano (E418): Prodotta dalla fermentazione di un batterio. Serve a mantenere gli ingredienti in sospensione e a non far depositare l’avena o la mandorla sul fondo del cartone.
    • Gomma di Guar (E412): Ricavata dai semi di una leguminosa. È un potente addensante che crea una consistenza corposa anche dove c’è quasi solo acqua.
    • Gomma di Xanthan o Xantano (E415): Un altro additivo derivato dalla fermentazione batterica dello zucchero. Rende la bevanda piacevolmente “viscosa” e stabile.
    • Carragenina (E407): Estratta da alghe marine rosse. Molto usata in passato (soprattutto nei latti di cocco o mandorla), oggi è più discussa perché alcuni studi la associano a infiammazioni intestinali.

Emulsionanti e Regolatori di Acidità (per non far separare i liquidi)
    • Fosfati di Potassio / Calcio (es. Fosfato Dipotassico E340): Sono sali minerali industriali. Hanno una funzione cruciale nei prodotti “Barista”: regolano l’acidità per evitare che il latte vegetale si cagli o si separi quando viene versato nel caffè bollente.
    • Lecitina (di girasole o di soia – E322): Un grasso naturale usato come legante. Fa sì che la parte acquosa e la parte grassa (come l’olio aggiunto) restino unite in un’emulsione perfetta.

Grassi Aggiunti (per simulare la cremosità del latte vaccino)
    • Olio di Girasole o Olio di Colza: Spesso presenti nelle versioni “Barista” o “Cremose”. Poiché la percentuale di cereale o noce è bassa, i produttori aggiungono oli vegetali industriali per dare quella sensazione di “grasso e avvolgente” al palato.

Aromi e Dolcificanti
    • Aromi “Naturali”: Scritto così sembra innocuo, ma spesso sono aromi creati in laboratorio per mascherare il sapore piatto del cereale super-diluito o per standardizzare il gusto (così che ogni cartone sappia sempre esattamente allo stesso modo).
    • Sciroppo di Fruttosio, Maltodestrine o Zucchero di Canna: Inseriti per rendere la bevanda più appetibile, dato che l’estrazione industriale priva il liquido di gran parte del suo sapore originario.

Vitamine e Minerali di Sintesi (per dare valore nutrizionale)
    • Carbonato di Calcio / Fosfato Tricalcico: Polveri minerali aggiunte per eguagliare i livelli di calcio del latte vaccino. Spesso si depositano sul fondo se non agiti bene il cartone.
    • Vitamine di sintesi (D2, B12, B2, E): Aggiunte artificialmente a fine processo per poter scrivere sul cartone “Fonte di vitamine”, dato che il processo di pastorizzazione industriale distrugge quasi tutto.

Allora: Io non ho mai comprato latte vegetale con queste robe dentro, ho sempre usato bio e non marche “famose”, care e pubblicizzate.

Con il mio Nordicmylk decido io. Faccio mix strani, combinazioni che nessun supermercato avrebbe il coraggio di mettere in commercio. Regolo la densità, calibro i sapori e mi diverto.
Il Chufamix non va in pensione, resta al suo posto d’onore per quando ho voglia di manualità. Ma nei giorni in cui voglio semplicemente premere un bottone e farmi gli affari miei in modo creativo, c’è il Nordicmylk.
Oggi è avena con un dattero e cannella. Domani mandorle tostate e un pizzico di cacao. Dopodomani un esperimento improbabile con i semi. La cosa incredibile? Esce qualcosa che sa davvero di quello che ci ho messo dentro.
Nessuna guerra santa: compro latte veg se mi va  ma non al supermercato….Ma la soddisfazione di non seguire il gregge e di bere qualcosa di unico non ha prezzo.
Il mio primissimo latte è uscito ora. Latte di soia.
Verdetto: Molto buono. Okara più umida rispetto a Chufamix. Latte viene denso, ricco meno “acquoso” rispetto a Chufamix. Primo latte promosso. Prossima volta, proverò la funzione a freddo.

Viera Vodrazkova

Un uomo non può cambiare il mondo, ma un uomo può diffondere un messaggio che cambierà il mondo.

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