Caro cocomero ti scrivo…siamo alla frutta

Un piccolo sfogo personale. Chi vuole capire capisce…
L’altro giorno ho visto i cocomeri in un supermercato…senza parole…
Entrate al supermercato ad aprile e cosa trovate? Pile di cocomeri perfetti, lucidi, invitanti. A Natale vaschette di fragole spagnole che sembrano finte da quanto sono rosse. E poi semi oleosi dagli USA, avocado dal Messico, mirtilli dal Cile, pomodori dal Marocco.
Questa non è abbondanza. È una presa per il culo colossale.
Vi stanno vendendo frutta e verdura fuori stagione, piena di pesticidi, trattata chimicamente e trasportata per mezzo mondo solo per farvi credere di poter avere tutto sempre. E voi, da bravi pecoroni, continuate a comprarla.
Il cocomero ad aprile? Un insulto alla vostra intelligenza
Il cocomero italiano matura a giugno-luglio. Quello che comprate ad aprile viene dall’altro capo del pianeta: Brasile, Senegal, Costa Rica. Per farlo crescere dove e quando non dovrebbe servono serre bollenti, energia a palate e litri di pesticidi. Il risultato è un frutto acquoso, insapore, con un’impronta di CO₂ da far schifo e residui di fitofarmaci che in Italia farebbero vomitare i controllori.
Ma voi lo mettete nel carrello lo stesso. Complimenti.
Fragole spagnole a Natale: il veleno rosso …
Le fragole di Huelva sono un caso da manuale di agricoltura chimica intensiva. Serre soffocanti, sfruttamento della manodopera, e un cocktail di pesticidi che fa impressione. Analisi indipendenti e controlli ufficiali hanno trovato fino a 37 residui diversi su un solo campione. Sostanze che interferiscono con gli ormoni, sospette cancerogene, vietate o fortemente limitate in Europa.
E noi le importiamo a dicembre, quando in Italia fa freddo e le nostre fragole non esistono. Perché? Perché il supermercato deve tenere gli scaffali pieni e a voi serve la foto su Instagram. Salute? Chi se ne frega.
Semi oleosi americani: glifosato a colazione, pranzo e cena
La soia e i semi oleosi dagli USA arrivano da colture OGM irrorate di glifosato fino a poco prima del raccolto. Mentre qui in Europa facciamo finta di combattere i pesticidi, continuiamo a importare a navi intere prodotti zeppi di residui che i nostri contadini non possono più usare.
È ipocrisia pura. È suicidio alimentare lento.
La verità scomoda che nessuno vuole sentire
Ogni prodotto fuori stagione è una garanzia di:
Più pesticidi (la pianta è stressata e va protetta di più)
Più inquinamento (trasporti, serre riscaldate, refrigerazione)
Meno sapore e meno nutrienti
Più sfruttamento (sia ambientale che umano)
I dati sono chiari da anni: i prodotti extra-UE (e spesso anche quelli spagnoli) presentano tassi di irregolarità sui residui di pesticidi nettamente superiori a quelli italiani. Ma invece di difendere la nostra agricoltura, continuiamo a svendere il mercato agli importatori.
È ora di smetterla di fare i fessi
Io ho scelto di boicottare senza pietà:
Tutto ciò che è fuori stagione
Tutto ciò che non è italiano quando esiste la versione nazionale
Tutto ciò che arriva da Paesi con standard bassi su chimica e ambiente
Preferisco aspettare luglio per il cocomero vero piuttosto che mangiare schifezze ad aprile. Preferisco le fragole italiane di maggio invece delle brodaglie spagnole di dicembre. Preferisco spendere di più per un prodotto biologico italiano piuttosto che risparmiare due euro sulla merda che ci vendono.
Non è estremismo. È istinto di sopravvivenza.
Chi continua a comprare questa roba sta votando ogni giorno per:
L’agricoltura chimica selvaggia dall’altra parte del mondo
La distruzione delle campagne italiane
La propria salute buttata nel cesso
La spesa non è neutra. È un atto politico potentissimo.
Svegliatevi, dannazione!!!
Smettete di riempire il carrello di veleno ben confezionato. Tornate alla stagionalità. Imparate il calendario della natura invece di quello del marketing.
Il cocomero ad aprile non è un piccolo capriccio. È una resa incondizionata alla stupidità collettiva.
E se continuate così, non lamentatevi poi quando vi ammalate. Ve lo siete andati a cercare.

Viera Vodrazkova

Un uomo non può cambiare il mondo, ma un uomo può diffondere un messaggio che cambierà il mondo.

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